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La neve chimica: quando la neve non è così “bianca”

Di recente diverse zone della Pianura Padana si sono svegliate ricoperte dalla neve, con tetti e strade coperti da un sottile manto bianco. Questa neve non si è formata come avviene di solito, ovvero da nuvole in quota, ma si è formata dalla densa nebbia che caratterizza queste zone.


Cos’è la nebbia?

La nebbia è una nube a contatto con il suolo, costituita da minuscole gocce di acqua liquida sospese nell’aria, che si formano quando una massa d’aria raggiunge la saturazione.

Perché l’acqua vada dallo stato gassoso allo stato solido sotto forma di cristallo, non basta che faccia freddo: sono necessari dei nuclei di ghiacciamento (INP, ice nucleating particles), ovvero particelle di aerosol in grado di favorire la solidificazione delle goccioline d’acqua e di permettere la crescita dei cristalli di ghiaccio.  In atmosfera, questi nuclei possono anche essere costituiti da particelle di varia natura:

o   polvere,

o   fuliggine e residui organici,

o   pollini, spore e microrganismi.


La nebbia che si forma e persiste nella Pianura Padana può accumulare e contenere alte concentrazioni di sostanze inquinanti, rilasciate da industrie, smog, impianti di riscaldamento, ecc, che rimangono in sospensione nelle prime decine di metri di atmosfera, riducendo anche la visibilità.

Con temperature costantemente al di sotto dello zero e con calma di vento, queste particelle possono fungere da nuclei di ghiacciamento.

I media la chiamano “neve chimica”, una forma di precipitazione atmosferica che è favorita dalla combinazione delle seguenti condizioni:

o   Temperature sottozero, indispensabili per la formazione di cristalli di ghiaccio.

o   Elevata umidità, favorita dalla persistenza della nebbia.

o   Inquinamento atmosferico, con particelle derivanti da traffico, attività industriali e impianti di riscaldamento, che aumentano la disponibilità di nuclei di ghiacciamento, favorendo la formazione dei cristalli.


La neve chimica può sembrare “magica” a chi non la conosce, poiché visivamente simile alla neve normale, ma indica condizioni critiche dell’aria: stagnazione, alta umidità, temperature sottozero e concentrazioni elevate di particolato atmosferico che possono essere dannose per la salute. Queste condizioni coincidono spesso con livelli molto alti di inquinanti e scarsa qualità dell’aria, tipici della Pianura Padana durante la stagione invernale.

La precipitazione solida (neve) fa sì che l’aria venga “ripulita” temporaneamente dagli inquinanti in sospensione che vengono depositati al suolo, ma questo non elimina il problema. Per questo motivo, in aree caratterizzate da forte inquinamento atmosferico, viene consigliata cautela nel contatto diretto, soprattutto per i bambini.

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