5 COSE DA SAPERE SULLA LISTERIA

Dopo gli ultimi accadimenti relativi ai casi di listeriosi vogliamo approfondire la conoscenza dell’agente patogeno Listeria.

La listeriosi è un’infezione causata dal batterio Listeria monocytogenes, generalmente dovuta all’ingestione di cibo contaminato e pertanto classificata fra le malattie trasmesse attraverso gli alimenti.

Conoscerne le caratteristiche è il miglior modo per difendersi da un rischio di inquinamento.

Lo sapevi che la Listeria monocytogenes, è un organismo:

Psicrotrofo:
a differenza di molti altri batteri che smettono di moltiplicarsi quando la temperatura ambiente scende sotto i 10°C o i 7°C, continua a duplicarsi (seppure con una certa lentezza) anche a temperature di piena refrigerazione (4°- 2° C).
Ubiquitario:
molto diffuso nell’ambiente e si trova comunemente nel suolo, nell’acqua, nel pulviscolo atmosferico, nella vegetazione e nelle feci di numerose specie animali.
Tendenzialmente anaerobio:
vive e si moltiplica attivamente in assenza o carenza di ossigeno (ad es., negli alimenti confezionati in pellicola di plastica sotto vuoto o ATP), ma può comunque mantenersi vitale e riprodursi anche in presenza di aria.
Non sporigeno:
non è in grado di superare trattamenti di cottura prolungata. Temperature di circa +75° in tutte le parti dell’alimento per tempi fino a 1 minuto sono in grado di inattivare il microrganismo.
In grado di sopravvivere e persino moltiplicare in un intervallo di pH che va da 4,0 a 9,5. Ridurre il valore di pH di un alimento per via naturale (con le fermentazioni microbiche come avviene nel caso di salami o yogurt) o per aggiunta di acidi organici (aceto, succo di limone e simili) non garantisce l’immediata e certa devitalizzazione del batterio.
Può contaminare qualunque livello della catena di produzione e consumo degli alimenti.
Gli alimenti principalmente associati all’infezione comprendono: pesce, carne e verdure crude, latte non pastorizzato e latticini come formaggi molli e burro, cibi trasformati e preparati (pronti all’uso).

Il Gruppo Bucciarelli può accompagnare la tua azienda nella fase di valutazione:
– del RISCHIO ASSOCIATO A Listeria m.
– della conformità delle tue procedure prerequisito di pulizia e sanificazione
– della conformità dei controlli effettuati e della formazione del personale

Contattaci:
risponderemo ad ogni tuo quesito e saremo lieti di mettere a tua disposizione le nostre competenze

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Etichettatura nutrizionale obbligatoria per prodotti preimballati a partire dal 13/12/2016

In base a quanto stabilito dal Regolamento UE n. 1169/2011, diverrà obbligatoria l’etichetta nutrizionale (“dichiarazione nutrizionale”) per i prodotti preimballati a decorrere dal 13 dicembre 2016.

Il Reg. UE n. 1169/2001, nell’articolo 2, comma 2, lettera e), fornisce la seguente definizione di “alimento preimballato”: l’unità di vendita destinata a essere presentata come tale al consumatore finale e alle collettività, costituita da un alimento e dall’imballaggio in cui è stato confezionato prima di essere messo in vendita, avvolta interamente o in parte da tale imballaggio, ma comunque in modo tale che il contenuto non possa essere alterato senza aprire o cambiare l’imballaggio; «alimento preimballato» non comprende gli alimenti imballati nei luoghi di vendita su richiesta del consumatore o preimballati per la vendita diretta.

Le informazioni obbligatorie da riportare nel medesimo ordine sono le seguenti:

Energia (kJ/kcal);
Grassi (g) di cui acidi grassi saturi (g);
Carboidrati (g) di cui zuccheri (g);
Proteine (g);
Sale (g).

I valori sono espressi per 100 g o per 100 ml, ed eventualmente per porzione se questa è chiaramente quantificata e indicata in etichetta.

Alle indicazioni obbligatorie possono essere facoltativamente aggiunte una o più indicazioni relative a:

– acidi grassi moninsaturi;
– acidi grassi polinsaturi;
– polioli (o polialcoli);
– amido;
– fibre;
– vitamine e sali minerali (se presenti secondo quantità significative prestabilite).

Per quanto riguarda le modalità di presentazione, il Reg. UE n. 1169/2011 ribadisce la necessità di riportare le indicazioni, obbligatorie e facoltative, nello stesso campo visivo e in formato tabulare oppure, se lo spazio non lo consente, in formato lineare .

La dichiarazione nutrizionale non è obbligatoria, nei seguenti casi:

1. i prodotti non trasformati che comprendono un solo ingrediente o una sola categoria di ingredienti;
2. i prodotti trasformati che sono stati sottoposti unicamente a maturazione e che comprendono un solo ingrediente o una sola categoria di ingredienti;
3. le acque destinate al consumo umano, comprese quelle che contengono come soli ingredienti aggiunti anidride carbonica e/o aromi;
4. le piante aromatiche, le spezie o le loro miscele;
5. il sale e i succedanei del sale;
6. gli edulcoranti da tavola;
7. i prodotti contemplati dalla direttiva 1999/4/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 febbraio 1999, relativa agli estratti di caffè e agli estratti di cicoria, i chicchi di caffè interi o macinati e i chicchi di caffè decaffeinati interi o macinati;
8. le infusioni a base di erbe e di frutta, i tè, tè decaffeinati, tè istantanei o solubili o estratti di tè, tè istantanei o solubili o estratti di tè decaffeinati, senza altri ingredienti aggiunti tranne aromi che non modificano il valore nutrizionale del tè;
9. gli aceti di fermentazione e i loro succedanei, compresi quelli i cui soli ingredienti aggiunti sono aromi;
10. gli aromi;
11. gli additivi alimentari;
12. i coadiuvanti tecnologici;
13. gli enzimi alimentari;
14. la gelatina;
15. i composti di gelificazione per marmellate;
16. i lieviti;
17. le gomme da masticare;
18. gli alimenti confezionati in imballaggi o contenitori la cui superficie maggiore misura meno di 25 cm2;
19. gli alimenti, anche confezionati in maniera artigianale, forniti direttamente dal fabbricante di piccole quantità di prodotti al consumatore finale o a strutture locali di vendita al dettaglio che forniscono direttamente al consumatore finale.
20. bevande con contenuto alcolico superiore all’1,2 % in volume; in questi casi la dichiarazione nutrizionale può limitarsi al solo valore energetico.

Si informa che il Gruppo Bucciarelli è in grado di fornire consulenza ed eseguire analisi nutrizionali sugli alimenti ai fini della corretta applicazione delle prescrizioni del Regolamento UE n. 1169/2011.

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Acque per consumo umano e sostanze radioattive

Il 7 marzo 2016 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D. Lgs n. 28 del 15 febbraio 2016, che ha recepito la Direttiva 2013/51 EURATOM del Consiglio del 22 ottobre 2013.

Il Decreto ha stabilito i principi per la tutela della salute della popolazione relativamente alle sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo umano e le modalità di controllo di tali sostanze, prevedendo parametri indicatori e relativi valori di parametro.

In particolare, la norma all’articolo 12, ha sostituito  il D. Lgs n. 31 del 2 febbraio 2001 e ha fissato i valori di parametro per radon, trizio e la dose indicativa (DI) per le acque destinate al consumo umano nonché la frequenza e i metodi d’analisi (allegato I).

Nel caso di superamento dei valori limite previsti, le diverse autorità (Asl, Arpa, Regione i Sindaci), ognuna secondo le proprie competenze, sono tenute a intervenire con misure correttive specifiche.

Va precisato che tali disposizioni non riguardano le acque minerali naturali riconosciute come tali ai sensi del d. lgs n. 176 dell’ 8 ottobre 2011 e le acque medicinali, ai sensi del d. lgs n. 219 del 24 aprile 2006, (articolo 3).

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Pitture al cadmio: nuove limitazioni

Il Reg. (UE) n. 2016/217 del 16 febbraio 2016 recante modifica della voce 23, Cadmio dell’allegato XVII del regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH) ha stabilito nuovi limiti in materia di circolazione di pitture al cadmio.

Nello specifico, a decorrere dall’8 marzo 2016, il regolamento ha vietato la vendita e l’immissione sul mercato delle pitture con i codici [3208] e [3209] con concentrazione di cadmio  (espressa in Cd metallico)pari o superiore allo 0,01 % in peso.

Il regolamento ha, inoltre, precisato che, nel caso in cui il tenore di zinco sia superiore al 10 % in peso, la concentrazione di cadmio (espressa in Cd metallico) non deve essere pari o superiore allo 0,1 % in peso). E’, inoltre, vietata l’immissione sul mercato degli articoli pitturati la cui concentrazione di cadmio (espressa in Cd metallico) è pari o superiore allo 0,1 % in peso della pittura utilizzata.

 

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Nuove disposizioni per la circolazione di pile e accumulatori

Il 5 marzo 2016 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.Lgs n. 27 del 15 febbraio 2015 che vieta a decorrere dal 1 gennaio 2017 la circolazione delle pile al cadmio contenute negli apparecchi wireless, interrompendo la deroga prevista dal D. Lgs n. 188/2008.
La norma modifica, inoltre, i riferimenti al D.Lgs n. 151/2005 sui Raee con quelli al D.Lgs n. 49/2014 riguardo a rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche.

Tale decreto, le cui disposizioni entreranno in vigore a partire dal 20 marzo 2016,  ha recepito la Direttiva 2013/56, che ha modificato la direttiva 2006/66/CE relativa all’immissione sul mercato di batterie portatili e di accumulatori contenenti cadmio destinati a essere utilizzati negli utensili elettrici senza fili e di pile a bottone con un basso tenore di mercurio.

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Nuova classificazione rifiuti

Il MATT (Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del mare), con la pubblicazione delle note ministeriali  11719 del 25 settembre 2015 e 11845 del 28 settembre 2015, ha confermato la piena applicazione nel nostro ordinamento giuridico del Regolamento (UE) n. 1357/2014 e della Decisione 955/2014/UE, recanti disposizioni in materia di classificazione di rifiuti.

A tale riguardo si precisa che dal 1 giugno 2015:

– gli allegati D ed I del D. Lgs 152/2006 – se in contrasto con le suddette disposizioni –  sono inapplicabili ed è necessario provvedere ad una riclassificazione dei rifiuti con cosiddetto “codice a specchio”, che potrebbero passare da pericolosi a non pericolosi o viceversa;

– l’allegato D del D. Lgs 152/2006 continua ad essere applicato relativamente ai punti 6 e 7 del paragrafo “Introduzione”, in quanto recepimento di una disposizione comunitaria introdotta con l’articolo 7, paragrafi 2 e 3 della direttiva 2008/98/CE, ancora vigente nel quadro normativo comunitario e non modificata dalle suddette disposizioni;

– l’Allegato I, deve intendersi interamente disapplicato perché contiene disposizioni non conformi al disposto del nuovo regolamento.

Si ricorda che le principali novità apportate dal Regolamento (UE) n.1357 sono le seguenti:

 – ridefinizione delle caratteristiche di pericolo con l’adozione della sigla HP in luogo della sigla H;

– definizione di nuovi criteri di attribuzione delle caratteristiche di pericolo.

La decisione 955/2014/UE ha inoltre introdotto due nuovi codici CER, il 01.03.10 (fanghi rossi derivanti dalla produzione di allumina contenenti sostanze pericolose, diversi da quelli di  – cui alla voce 01.03.07) e il 19.03.08 (mercurio parzialmente stabilizzato), e ha modificato la descrizione del codice 01.03.09 con “fanghi rossi derivanti dalla produzione di allumina, diversi da quelli di cui alla voce 01.03.10”.

 

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Diagnosi energetica obbligatoria entro il 5 dicembre

Il 19 luglio 2014 è entrato in vigore il D. Lgs 04/07/2014 n. 102, “Attuazione della direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica”

L’articolo 8 impone alle grandi imprese con fatturato annuo superiore a 50 milioni di euro e più di 250 dipendenti e alle imprese con consumi di energia superiori ai 2,4 milioni di Kwh anno, l’obbligo di effettuare la diagnosi energetica.

Le imprese interessate sono tenute a produrre  una relazione conforme all’Allegato 2 del decreto e alle norme UNI CEI/TR 11428:2011 entro il 5 dicembre 2015 e a trasmetterla all’ENEA entro il 22 dicembre 2015.  Si precisa inoltre che la diagnosi energetica va prodotta ogni quattro anni avvalendosi di Esperti Gestione Energia (UNI CEI 11339/2009).

Le sanzioni previste dal decreto possono arrivare anche a 40.000 €.

Dal 14 ottobre 2015 è  disponibile sul sito del MiSE (Ministero dello Sviluppo Economico) una sezione aggiornata con le Frequently Asked Questions (FAQ).

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Aggiornamento Sistri

Dal 15 ottobre 2015 il MATT (Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del mare) ha pubblicato sul portale SISTRI una versione aggiornata dell’applicativo “Gestione azienda”. L’applicativo, a cui è possibile accedere inserendo le proprie credenziali di accesso, consente di usufruire in maniera autonoma dei seguenti servizi:

– Visualizzazione e variazione dell’anagrafica.

– Visualizzazione dei report di iscrizione e calcolo del contributo.

– Richiesta di trasferimento dell’unità locale.

– Richiesta di chiusura dell’unità locale.

– Richiesta di cancellazione dell’azienda.

– Richiesta di sostituzione del dispositivo USB per danneggiamento, smarrimento e furto.

– Richiesta di duplicazione del dispositivo USB.

– Richiesta di un dispositivo USB aggiuntivo.

– Richiesta di sostituzione della Black Box in caso di furto.

– Geolocalizzazione della sede e dell’unità locale.

La guida all’applicativo può essere visualizzata e scaricata in formato PDF sul sito del Sistri.

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Rifiuti, aggiornamento caratteristiche di pericolo (Reg. UE n. 1357/2014)

A partire dal 1° giugno 2015 sarà obbligatorio attenersi alle disposizioni del Regolamento (UE) n.1357 del 18/12/2014 che, sostituendo l’allegato III della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti, elimina i codici H che allo stato attuale identificano le caratteristiche di pericolo dei rifiuti e introduce i nuovi codici HP relazionati con i codici di indicazione di pericolo risultanti dal regolamento CLP relativo alla classificazione, all’etichettatura e all’imballaggio delle sostanze e delle miscele (regolamento CE n. 1272/2008).

Le principali novità apportate dal Regolamento (UE) n.1357 del 18/12/2014 rispetto alla normativa attualmente vigente rappresentata dall’allegato III della direttiva 2008/98/CE sono le seguenti:

  • vengono ridenominate le caratteristiche di pericolo utilizzando la sigla HP in luogo della sigla H;
  • viene meno la distinzione tra la caratteristica di pericolo H3A “facilmente infiammabile” e H3B “infiammabile” e si introduce la sola caratteristica di pericolo HP3 “infiammabile”;
  • con le caratteristiche di pericolo HP4, HP5, HP6, HP12 e HP15 vengono ridefinite le caratteristiche di pericolo H4, H5, H6, H12 e H15;
  • vengono stabiliti nuovi criteri di attribuzione delle caratteristiche di pericolo;
  • se fino al 1° giugno 2015 sarà obbligatorio utilizzare i metodi di prova descritti nell’allegato V della direttiva 67/548/CEE e in altre pertinenti note del CEN, a partire da tale data dovranno essere utilizzati i metodi di prova descritti nel Regolamento (CE) n. 440/2008 e in altre pertinenti note del CEN oppure in altri metodi di prova e linee guida riconosciuti a livello internazionale.

Le nuove caratteristiche di pericolo di cui bisognerà tener conto a partire dal 1° giugno 2015 e i criteri da rispettare per l’attribuzione delle stesse sono riassunti nella tabella sottostante.

Caratteristiche di pericolo Sostanze contenute nel rifiuto classificate con i seguenti codici di indicazione di pericolo definiti dal regolamento CLP Criteri per l’attribuzione delle classi di pericolosità
HP1 Esplosivo H200, H201, H202, H203, H204, H240, H241 Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP1 se la presenza di una sostanza, una miscela o un articolo indica che il rifiuto è esplosivo (valutare con metodo specifico Reg. 440/08)
HP2 Comburente H270, H271, H272 Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP2 se la presenza di una sostanza indica che il rifiuto è comburente (valutare con metodo specifico Reg. 440/08)
HP3 Infiammabile H220, H221, H222, H223, H224, H225, H226, H228 Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP3 se:

 

– rifiuto liquido infiammabile: rifiuto liquido il cui punto di infiammabilità è inferiore a 60 °C oppure rifiuto di gasolio, carburanti diesel e oli da riscaldamento leggeri il cui punto di infiammabilità è superiore a 55 °C e inferiore o pari a 75 °C;
– rifiuto solido e liquido piroforico infiammabile: rifiuto solido o liquido che, anche in piccole quantità, può infiammarsi in meno di cinque minuti quando entra in contatto con l’aria;
– rifiuto solido infiammabile: rifiuto solido facilmente infiammabile o che può provocare o favorire un incendio per sfregamento;
– rifiuto gassoso infiammabile: rifiuto gassoso che si infiamma a contatto con l’aria a 20 °C e a pressione normale di 101,3 kPa;
– rifiuto idroreattivo: rifiuto che, a contatto con l’acqua, sviluppa gas infiammabili in quantità pericolose;
– altri rifiuti infiammabili:aerosol infiammabili, rifiuti autoriscaldanti infiammabili, perossidi organici infiammabili e rifiuti autoreattivi infiammabili.

HP4 Irritante – Irritazione cutanea e lesioni oculari H314 Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP4 se la somma delle concentrazioni delle sostanze indicate con codice di pericolo H314 è ≥ 1 % e < 5 %
H318 Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP4 se la somma delle concentrazioni delle sostanze indicate con codice di pericolo H318 è ≥ 10 %
H315 e H319 Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP4 se la somma delle concentrazioni delle sostanze indicate con i codici di pericolo H315 e H319 è ≥ 20 %
HP5 Tossicità specifica per organi bersaglio (STOT)/Tossicità in caso di aspirazione H370 Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP5 se la concentrazione di una delle sostanze indicate con codice di pericolo H370 è ≥ 1 %
H371 Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP5 se la concentrazione di una delle sostanze indicate con codice di pericolo H371 è ≥ 10 %
H335 Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP5 se la concentrazione di una delle sostanze indicate con codice di pericolo H335 è ≥ 20 %
H372 Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP5 se la concentrazione di una delle sostanze indicate con codice di pericolo H372 è ≥ 1 %
H373 Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP5 se la concentrazione di una delle sostanze indicate con codice di pericolo H373 è ≥ 10 %
H304 Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP5 se la somma delle concentrazioni delle sostanze indicate con codice di pericolo H304 è ≥ 10 % e se la viscosità cinematica totale (a 40 °C) non è superiore a 20,5 mm2/s.
HP6 Tossicità acuta H300 Acute Tox 1 (oral) Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP6 se la somma delle concentrazioni delle sostanze indicate con codice di pericolo H300 Acute Tox 1 (oral) è ≥ 0,1 %
H300 Acute Tox 2 (oral) Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP6 se la somma delle concentrazioni delle sostanze indicate con codice di pericolo H300 Acute Tox 2 (oral) è ≥ 0,25 %
H301 Acute Tox 3 (oral) Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP6 se la somma delle concentrazioni delle sostanze indicate con codice di pericolo H301 Acute Tox 3 (oral) è ≥ 5 %
H302 Acute Tox 4 (oral) Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP6 se la somma delle concentrazioni delle sostanze indicate con codice di pericolo H302 Acute Tox 4 (oral) è ≥ 25 %
H310 Acute Tox 1 (dermal) Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP6 se la somma delle concentrazioni delle sostanze indicate con codice di pericolo H310 Acute Tox 1 (dermal) è ≥ 0,25 %
H310 Acute Tox 2 (dermal) Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP6 se la somma delle concentrazioni delle sostanze indicate con codice di pericolo H310 Acute Tox 2 (dermal) è ≥ 2,5 %
H311 Acute Tox 3 (dermal) Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP6 se la somma delle concentrazioni delle sostanze indicate con codice di pericolo H311 Acute Tox 3 (dermal) è ≥ 15 %
H312 Acute Tox 4 (dermal) Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP6 se la somma delle concentrazioni delle sostanze indicate con codice di pericolo H312 Acute Tox 4 (dermal) è ≥ 55 %
H330 Acute Tox 1 (Inhal) Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP6 se la somma delle concentrazioni delle sostanze indicate con codice di pericolo H330 Acute Tox 1 (inhal) è ≥ 0,1 %
H330 Acute Tox 2 (Inhal) Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP6 se la somma delle concentrazioni delle sostanze indicate con codice di pericolo H330 Acute Tox 2 (inhal) è ≥ 0,5 %
H331 Acute Tox 3 (Inhal) Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP6 se la somma delle concentrazioni delle sostanze indicate con codice di pericolo H331 Acute Tox 3 (inhal) è ≥ 3,5 %
H332 Acute Tox 4 (Inhal) Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP6 se la somma delle concentrazioni delle sostanze indicate con codice di pericolo H332 Acute Tox 4 (inhal) è ≥ 22,5 %
HP7 Cancerogeno H350 Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP7 se la concentrazione di una delle sostanze indicate con codice di pericolo H350 è ≥ 0,1 %
H351 Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP7 se la concentrazione di una delle sostanze indicate con codice di pericolo H351 è ≥ 1 %
HP8 Corrosivo H314 Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP8 se la somma delle concentrazioni delle sostanze indicate con codice di pericolo H314 è ≥ 5 %
HP9 Infettivo L’attribuzione della caratteristica di pericolo HP9 è valutata in base alle norme stabilite nei documenti di riferimento o nella legislazione degli Stati membri.
HP10 Tossico per la riproduzione H360 Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP10 se la concentrazione di una delle sostanze indicate con codice di pericolo H360 è ≥ 0,3 %
H361 Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP10 se la concentrazione di una delle sostanze indicate con codice di pericolo H361 è ≥ 3 %
HP11 Mutageno H340 Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP11 se la concentrazione di una delle sostanze indicate con codice di pericolo H340 è ≥ 0,1 %
H341 Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP11 se la concentrazione di una delle sostanze indicate con codice di pericolo H341 è ≥ 1 %
HP12 Liberazione di gas a tossicità acuta EUH029, EUH031 e EUH032 Il rifiuto è classificato come rifiuto pericoloso di tipo HP 12 in base ai metodi di prova o alle linee guida
HP13 Sensibilizzante H317, H334 Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP13 se la concentrazione di una delle sostanze indicate con codici di pericolo H17 o H334 è ≥ 10 %
HP14 Ecotossico L’attribuzione della caratteristica di pericolo HP14 è effettuata secondo i criteri stabiliti nell’allegato VI della direttiva 67/548/CEE del Consiglio.
HP15 Rifiuto che non possiede direttamente una delle caratteristiche di pericolo summenzionate ma può manifestarla successivamente H205, EUH001, EUH019, EUH044 Il rifiuto è classificato pericoloso di tipo HP15 se contiene una o più sostanze contrassegnate con codice di pericolo H205 o con una delle informazioni supplementari EUH001, EUH019, o EUH044

 

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Indicazioni sulla presenza di allergeni negli alimenti forniti dalle collettività (Regolamento UE n. 1169/2011)

In base al Regolamento UE n. 1169/2011 entrato in vigore il 13 dicembre 2014, le informazioni sulle sostanze o sui prodotti che provocano allergie o intolleranze (elencati nell’allegato II del medesimo regolamento), devono essere fornite al consumatore finale da qualsiasi operatore che fornisce cibi pronti per il consumo all’interno di una struttura, come ad esempio un ristorante, una mensa, una scuola o un ospedale, o anche attraverso un servizio di catering, o ancora per mezzo di un veicolo o di un supporto fisso o mobile.

L’art. 44 , paragrafo 2, del regolamento UE n. 1169/2011 rimanda agli Stati membri la possibilità di adottare disposizioni nazionali sulla scelta dei mezzi ritenuti più idonei a fornire indicazioni sugli allergeni contenuti negli alimenti offerti in vendita al consumatore finale o alle collettività, senza imballaggio, imballati sui luoghi di vendita su richiesta del consumatore o preimballati per la vendita diretta.

Con la circolare “indicazioni sulla presenza di allergeni negli alimenti forniti dalle collettività (Regolamento UE 1169/2011)” , pubblicata dal Ministero della Salute in data 6 febbraio 2015, si determina che in Italia tali informazioni possono essere riportate sui menù, su appositi registri o cartelli o ancora su altro sistema equivalente, anche tecnologico, da tenere bene in vista, così da consentire al consumatore di accedervi facilmente e liberamente.
Nel caso in cui si scelga di utilizzare sistemi elettronici di tipo “applicazioni per smartphone”, codice a barre…, questi non possono essere in ogni caso predisposti quali unici strumenti per riportare le dovute informazioni, in quanto non facilmente accessibili a tutta la popolazione e, dunque, non sufficientemente idonei allo scopo.
L’obbligo di cui all’articolo 44, paragrafo 2, è considerato assolto anche nei seguenti casi:

– l’operatore del settore alimentare indichi per iscritto, in maniera chiara ed in luogo ben visibile, una dicitura del tipo: “le informazioni circa la presenza di sostanze o di prodotti che provocano allergie o intolleranze sono disponibili rivolgendosi al personale in servizio”;

– l’operatore del settore alimentare riporti, per iscritto, sul menù, sul registro o su apposito cartello, una dicitura del tipo: “per qualsiasi informazioni su sostanze e allergeni è possibile consultare l’apposita documentazione che verrà fornita, a richiesta, dal personale in servizio ”.

È, comunque, necessario che, in ciascuna delle ipotesi sopra menzionate, le informazioni dovute ai sensi del Regolamento UE n. 1169/2011, risultino da idonea documentazione scritta, facilmente reperibile sia per l’autorità competente sia per il consumatore finale, di cui il personale avrà preventivamente preso visione e conoscenza con contestuale approvazione per iscritto.
La scelta circa la modalità da utilizzare per rendere edotto il consumatore finale è rimessa alla discrezionalità dell’operatore, che sceglierà la soluzione più idonea a seconda della propria organizzazione e dimensione aziendale.

Si informa che il Gruppo Bucciarelli è in grado di fornire consulenza ai fini della corretta applicazione delle prescrizioni del Regolamento UE n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori ed è in grado di effettuare analisi microbiologiche finalizzate alla determinazione della presenza di allergeni su alimenti, acque di lavaggio e tamponi di superficie.

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